Vorrei aprire un punto di riflessione su un dubbio che ultimamente mi gira in testa. Da qualche tempo nei vari siti di procacciamento lavorativo domina un annuncio di una società, e preferisco non rivelare in suddetta sede il nome. Questo sito crea dei “setting psicoterapeutici virtuali” , cioè io posso cercare uno psicologo su internet, e posso stabilire un percorso terapeutico attraverso una chat e un apposito programma, tipo Skipe per intenderci, dove poter discutere dei miei dubbi. Inoltre se non dispongo di auricolare e cuffietta posso tranquillamente discutere attraverso la chat. Ma prima di sollevare dubbi e perplessità in merito è bene sapere,
Cos’è il setting
Il setting è uno dei concetti chiave della psicoterapia, ed è quell’insieme di condizioni organizzative alle quali si fa riferimento per rendere possibile l’attuazione di un intervento psicoterapeutico (Grasso; Montesarchio). Per farla breve il set è costituito: dall’ambiente fisico e funzionale all’interno del quale ha luogo la relazione analitica; dalle regole organizzative del “contratto analitico”, orario, durata e pagamento delle sedute; e dalle regole relazionali che mediano il rapporto analista-analizzando assenza di contatti extra-analitici, etc. Quindi setting. Ma non solo. Il setting è un contenitore emozionale non solo “cornice fisica”, ma anche “cornice psichica”, dove entrano in gioco le emozioni di chi chiede la consultazione e anche le emozioni del terapeuta. Ed è il gioco di queste dinamiche che permette al consultante di decidere se continuare o meno la terapia e viceversa per il terapeuta. Non solo è sulle dinamiche emotive suscitate in terapia che si lavora seriamente su se stessi. Insomma la stanza del terapeuta diventa un pò come la nostra stanzetta d’infanzia dove, scrivevamo righe sul nostro diario ascoltando musica, oppure dove fantasticavamo ad occhi aperti senza che nessuno ci disturbasse. Però il setting comprende il terapeuta, e quindi immaginate quante emozioni possa suscitare questo aspetto. Infatti l’altra sera ne parlavo con la mia dolce metà, che mi ha fatto riflettere sull’importanza di tutta la “cornice” terapeutica: l’incontro con l’altro, vedersi nel senso fisico del termine, lo scambio energetico che si crea in terapia, etc. E non ha tutti i torti. La maggior parte delle scuole cercano d’insegnarti quanto importante siano l’incontro, lo sguardo, le reazioni in terapia del consultante, elementi rilevanti. Allora il dubbio sollevato da questo sito è: viviamo in un mondo dove l’individualità perde d’importanza, ritagliarsi un momento per se stessi diventa sempre più difficile, prendere un appuntamento dal terapeuta potrebbe essere vissuta in modo molto difficile, forse l’idea di internet come tramite fa sembrare la terapia meno ricco di significati, c’è la telefonata, o l’invio da parte di qualcuno, poi c’è l’appuntamento l’attesa dell’appuntamento, tutte piccole qualità che rendono la terapia unica nel suo genere: “cosa dirò, come sarà, come reagirò” etc. Abbiamo pensato ad un esistenza con internet e a volte senza i network non riusciamo a stare, è come se ci completassero la giornata, per certi versi è un pò triste, ma dipende come usiamo le piattaforme. Quindi in un mondo che si muove tanto in fretta e non trovare il tempo per andare dallo psicoterapeuta nel suo studio, utilizzare skipe e co., è diventata la soluzione?